DIECI COSE – PIÙ UNA – DA NON FARE MAI IN BICICLETTA. II PARTE
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DIECI COSE – PIÙ UNA – DA NON FARE MAI IN BICICLETTA. II PARTE

Noi ciclisti professionisti, noi ciclisti attivisti, noi ciclisti che non c’abbiamo un cazzo da fare lo sappiamo, ci sono cose che se vai in bici in città non devi fare MAI.

6. Non andate lungo il bordo

Come no. Ma lo dice anche il codice della strada scusa, e che faccio se non sto a bordo strada dove pedalo scusa?

Lo so, avete ragione, non ha senso, è delirante. Ma qui stiamo a Roma. Questo è il blog di SIC Roma, non SID – SalvaiCiclisti Dusseldorf, o SITH – SalvaICiclisti Tengen in Hemau; qui il surrealismo è un presupposto del vivere più che un esito, quindi se provate a stare lungo il bordo della strada è presumibile che morite. Quando vi va bene incocciate una buca pinicola – di cui abbiamo già parlato, – quando va male cadete in una stargate e vi ritrovate alla rotonda squarciarelli coi capelli mesciati che vendete i fiori.

Sennò vi può pure capitare:

Brecciolino

brecciolino

che se lo pigli in curva tanti saluti a tutti e ci rivediamo a fondo scarpata.

O più in generale un bouquet di scomposizione della realtà

scomposizione

tipo che là dietro secondo me ci sta Matthew Mccoso con la tuta da astronauta che cerca di avvertirti di stare attento.

Come si fa allora? Dove si va in bici? Beh ognuno risolve come vuole, io personalmente ho optato per  un metodo poetico.

Rifacendomi al grande De Gregori  – “c’è uno spazio del cuore tra la noia e il dolore” – identifico una bike lane fantasmatica che immagino solo io nel mio cuore, tra il dolore e il dolore – tra le macchine e le buche – e la percorro certo di venire protetto da degli indefiniti dei della bici.

E’ una categoria dell’anima, una ciclabile desiderativa, la considero un grande atto di libertà interiore.

7. Non appendete Labbusta

Labbusta è nemica del ciclista. Il ciclista esperto lo sa, il ciclista occasionale invece va incontro per inesperienza a rischi che non conosce.

Paventiamoli.

E’ facile cadere nella tentazione de labbusta eh? Siamo di fretta, passiamo a comprare una cosa, non abbiamo portato la borsa da bici, o non abbiamo la borsa da bici e allora appendiamo da qualche parte labbusta.

Rischi de labbusta appesa al manubrio.

  1. Va a vento. Si comporta sostanzialmente come uno spinnaker ma montato al contrario quindi ti va tra le leve del cambio, tra le leve dei freni e cambio, ti si attorciglia alla mano.
  2. Entra nei raggi, o tra i pattini del freno, e so cazzi. Possibile soluzione fallace al problema: accorciare la corsa dello spinnaker – detta anche soluzione dellabbusta ammortata. Non risolve perché vi si intruppa nel manubrio.

Soluzione del problema de labbusta per i casi di emergenza – oltre a comprarvi una borsa da bici: a piovra davanti al manubrio.

Labbusta Abbarbicata. Previene l’effetto velico e non si intruppa.

labbusta

A breve diramerò tutorial video su come si acchitta labbusta al manubrio.

8. Non usate gli auricolari

Allora, il codice della strada dice che non si può andare in bici con gli auricolari, ed ha un senso – non tutte le cose scritte nel codice della strada hanno un senso, come ci spiegano brillantemente su questo blog Sabrina Grisoli ed Enzina Fasano. E’ fondamentale per la nostra sicurezza mantenere un contatto uditivo con il mondo intorno a noi, sentire i pedoni e le macchine oltre che vederli.

D’altra parte sentire la musica in bicicletta è una delle prove dell’esistenza di Dio. Lo sappiamo tutti. Se Avicenna poteva andare in bici con gli auricolari e i Dire Straits a palla non si sarebbe affannato a scrivere tutte quelle pagine astruse per provare l’esistenza di Dio; avrebbe scritto solo: andate in bici con i Dire Straits a palla. Ciao. Adesso vado. Vado in bici coi Dire Straits a palla.

Insomma è un dilemma faticoso, godimento musicale o sicurezza? Io ho risolto mettendo uno dei due auricolari a cazzo di cane, l’effetto stereo si perde, ma con un orecchio sento il mondo intorno a me.

Poi.

Certe notti quando torni a casa,

e il cielo l’aria e la serata ti mettono in un particolare umore, potresti pensare di calzare quell’auricolare fino in fondo. Perderti e rischiartela, perché alla fine certe volte sticazzi. Cosa che naturalmente non ho mai fatto e sconsiglio vivamente.

9. Non avvicinatevi mai agli scooteroni

Mai a meno di due metri. Nessun contatto neanche visivo. I guidatori di scooteroni infatti non esistono, o meglio non sono umani. Sono giunto a questa conclusione facendo un sondaggio: non conosco nessun guidatore di scooterone, i miei amici non conoscono nessun guidatore di scooterone. Li assemblano in dei capannoni in provincia di Latina dei discendenti di scienziati nazisti assistiti da degli umpa lumpa della CIA e tifosi della Lazio di Balduina – che provvedono a fornirli di tatuaggi celtici e bandane sotto il casco. Girano tra noi per rubarci l’anima, sono parte di un elaborato piano portato avanti da massoni transgenici alieni che vedono nei ciclisti esseri liberi, pensanti e compassionevoli e ci temono.

10. e 11. Non incazzatevi mai. Non mollate mai

I motivi per incazzarsi e scendere dalla bici ci sono sempre: gli insulti che ci pigliamo, gli attentati alla nostra sicurezza, fatti a volte di proposito. Il fatto che molti, troppi ci considerano il problema mentre siamo la soluzione. Non dategli la soddisfazione di smettere di andare in bici, ma soprattutto non dategli la soddisfazione di incazzarvi con loro, sennò finisce tutto a merda come il sessantotto e tra trent’anni diventiamo come Ferrara e Rossella. Carlo Rossella. Avete presente? Vi devo mette la foto? No eh? Era di Lotta Continua. Volete diventare così? Eh? Co la pappagorgia, e servi del potere? Ve lo vedete il Caro Leader Sandro Calmanti che fa gli editoriali per Repubblica? Io non voglio vedere questa cosa. Pedaliamo, manifestiamo, lottiamo, non incazziamoci mai.


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  • melo

    skateaway sulla strada dell’ufficio tutta in discesa ha una deroga “sticazzi” particolare

    • luca

      Speedway at Nazareth in zona tuscolana esonerata per regio decreto del 1874