Perché Roma non è Copenaghen? - Salvaiciclisti Roma

Perché Roma non è Copenaghen?

Cosa impedisce a Roma di diventare come Copenaghen? Lo scorso 7 Aprile, nonostante il bel sole primaverile, la sala convegni della Città dell’Altra Economia era piena. Avevamo promesso un programma ricco e le aspettative non sono andate deluse.

Ecco la registrazione integrale dell’evento. Tutti gli interventi sono stati molto interessanti e il dialogo aperto, partecipato e vivace. Vi consigliamo in modo particolare di ascoltare il primo intervento, molto istruttivo, di Paolo Gandolfi. Altrimenti potete leggere la brevissima sintesi che trovate sotto.

Il biciplan: un’opera strategica

L’occasione per il convegno era la  presentazione del biciplan per Roma capitale. Si tratta di un piano organico di percorsi ciclabili: 10 corridoi radiali, 3 anelli concentrici e una costellazione di zone con traffico a velocità ridotta che trasformerebbero Roma in una specie di Copenaghen del Mediterraneo. Una città a misura di bicicletta.

Qui trovate le diapositive presentate dal nostro Piero Ventura, l’architetto che ha tenuto le redini dell’elaborazione del biciplan. La realizzazione di questa rete di percorsi ciclabili vale fra i 50 e gli 80 milioni di euro. La cifra non è nemmeno paragonabile a quelle, stratosferiche, investite per la realizzazione di altre grandi opere considerate strategiche per la città e per il paese (gallerie, autostrade, viadotti, porti, ferrovie).

Tra i relatori erano presenti Paolo Gandolfi (ex deputato, già assessore alla mobilità a Reggio Emilia per il sindaco Delrio, fra i più attivi promotori della riforma del Codice della Strada bloccata da anni in parlamento), l’Assessore capitolino alla mobilità Linda Meleo, la ex consigliera regionale Cristiana Avenali, e diversi assessori municipali. A loro abbiamo posto una domanda: se basta così poco per rendere la Capitale una città a misura di bicicletta perché Roma non è (ancora) Copenaghen?

Gli assessori municipali

La risposta più diretta arriva dagli assessori municipali. Sono loro a stare in prima linea con i territori e con la cittadinanza.

Sviluppare la mobilità in bicicletta significa sottrarre spazio alle automobili. Per questo il primo problema con cui la politica deve fare i conti è il bisogno esistenziale dei romani: il parcheggio. Roma è la città europea con la maggiore concentrazione di automobili pro-capite e lo spazio è il bene comune più raro e più prezioso. Quando le risorse scarseggiano, la competizione diventa feroce.

Qualcuno fra gli amministratori municipali affronta comitati cittadini inviperiti per la cancellazione di pochi posti auto a causa dei cantieri per la ciclabile Nomentana (Carlo Manfredi Presidente Commissione Mobilità Municipio 2). Altri invece denunciano la “provocazione” – così la chiamano gli stessi vigili urbani che hanno redatto il parere – secondo cui l’eliminazione di posti auto per la corsia ciclabile lungo la via Prenestina potrebbe provocare disordini sociali (Dario Pulcini, Assessore Mobilità Municipio 5).

D’altra parte, le deleghe adottate dai mini-sindaci, associano spesso la mobilità all’ambiente (insomma, la monnezza). Così gli uffici rimangono facilmente ingolfati con l’altra gigantesca sfida di ogni metropoli: la gestione dei rifiuti (Valeria Pulieri, Assessore Mobilità e Ambiente Municipio XIV). Le capacità operative per un’innovazione nel settore della mobilità rimangono relegate alla discrezione e all’iniziativa dei singoli. Nulla li sostiene nell’ordinamento di governo della città.

L’assessore capitolino

Durante il suo intervento, la stessa assessora capitolina alla mobilità Linda Meleo descrive lo sblocco della pratica per la realizzazione della ciclabile Nomentana come una specie di operazione di stalking per mano del delegato per la ciclabilità, Paolo Bellino (per alcuni mesi bike-manager della capitale). Il titolo di bike-manager, come sappiamo, era più che altro un auspicio: la delega non prevedeva alcuna capacità di gestione. Tuttavia l’esperimento rappresenta un precedente utile a dimostrare che con politiche efficacemente indirizzate, lo sviluppo della mobilità in bicicletta può diventare realtà anche a Roma.

Dalla sala arriva ancora una volta la richiesta per Roma Capitale di incaricare un vero bike-manager, una figura dotata di capacità operative, un dirigente assunto per concorso pubblico, in grado di dare una vera svolta a questo cambiamento. L’Assessora Meleo e il vice-presidente della Commissione Mobilità, Pietro Calabrese, prendono nota. Potrebbe essere una figura con incarico specifico sullo sviluppo della mobilità sostenibile: una novità resa possibile dalla recente modifica dell’art. 1 del Codice della Strada.

Lo sviluppo della mobilità in bicicletta è legge

L’intervento più lungo e articolato è quello di Paolo Gandolfi che ha spiegato il compito principale affidato alla legge sullo sviluppo della mobilità in bicicletta (n.2/2018): dare allo Stato, e in particolare al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, competenze specifiche sullo sviluppo della mobilità in bicicletta. Non solo ponti, autostrade, gallerie. D’ora in poi lo Stato dovrà occuparsi anche della mobilità in bicicletta sviluppando i piani, finanziando la realizzazione delle infrastrutture e verificando i risultati delle politiche adottate.

È una novità assoluta, ma – avverte lo stesso Gandolfi – nessuno si faccia illusioni. La legge è stata promulgata con una dotazione finanziaria, di fatto già interamente assegnata alle opere in programma per il lo sviluppo del cicloturismo.

Senza un Ministro dei Trasporti attento, e senza una pressione della società civile per un rifinanziamento di questa legge negli anni futuri, sarà difficile produrre dei cambiamenti nelle nostre città.

Questo è un messaggio per chi parteciperà alla Bicifestazione del 28 Aprile. Ci vediamo in via dei Fori Imperiali.


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