Non importa. Fenomenologia delle buche di Roma (I)
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NON IMPORTA

Blog esotico/fantastico/salgariano sull’andare in bici a Roma

Il ciclista urbano romano, quello che usa la bici per spostarsi ogni giorno, il ciclista consapevole che frequenta pure i blogghe e i gruppiorganizzatiperunamobilitàsostenibile, si sente ripetere da sempre un mantra riduttivo, ingeneroso e sfigato: “Eh ma Roma è una città del terzo mondo…. non ci sono le piste ciclabili, non c’è il baicscering, non ci sono le rastrelliere, niente bici sulla metro… Sappiatelo, è un complotto portato avanti da città tristi tipo Bolzano, Reggio Emilia e Treviso, che invidiose della nostra bellezza, sole, turiste nude e voglia di non fare un cazzo cercano callidamente di instillarci un senso di sfiga e inferiorità; hanno fatto un piano per rovinarci la vita vantandosi di cose del tutto secondarie come una mobilità ecologica, evoluta, rispettosa.

Io dico basta.

Parlo a te, trevigiano, ferrarese, mantovano; imborghesisciti nelle tue ciclabili precise e sfalciate, bighellona per le Z30 in cui puoi andare contromano e non ti pigli le bestemmie dei tassisti mannari. Noi no. Noi amiamo l’avventura; noi romani amiamo la fantasia.

Del resto, come facciamo a chiedere alla nostra amministrazione comunale cose secondarie come una mobilità sostenibile? Ci sono altre priorità, più urgenti e decisive per il benessere dei cittadini, come chiudere centri culturali, scuole di musica popolare, teatri, asili; azioni faticose e scomode, che necessitano competenze, lavoro; ma soprattutto coraggio. Il coraggio di affrontare i poteri forti dei palazzinari e non i poveri cittadini che si arrangiano come possono.

Bravi!

Seri!

Coraggiosi!

Affrontiamo problemi sedimentati nel tempo come l’uscita di sicurezza del Teatro dell’Orologio! Smettiamola di inseguire il populismo chiedendo una mobilità diversa! Noi a Roma ci occupiamo di cose serie!

Eppoi diciamocelo se ci fanno una città a misura di ciclista, dov’è il divertimento? L’avventura? Uscire in bici a Roma significa aprire l’armadio di Narnia, solo che è pieno di buche. E’ un armadio con tarme enormi.

Questo Blog serve insomma a fare crepare di invidia il bolzanino, il ferrarese, il parmense magnificando gli spettacolari intrattenimenti che si offrono quotidianamente al ciclista romano.

E naturalmente cominceremo con il pezzo forte: le buche.

Il magico mondo delle buche di Roma, I

Le buche romane sono tipo il Prater di Vienna: un intrattenimento vario, affascinante e di lunga tradizione.

Innanzitutto ne sbucano sempre di nuove ed è impossibile annoiarsi come i poveri ciclisti di Treviso, Modena, Ferrara con quei loro pavé perfettini e noiosi; ma soprattutto le buche romane offrono una varietà caleidoscopica e fantasiosa, perfetta metafora della vitalità della nostra capitale. Andiamo a raccontarle ai nostri amici del nord, in un crescendo rossiniano.

1. Lois Vitton – catrame e incompetenza, TOAM – Tuscolana Open Air Museum.

Si chiama così perché ricorda col suo reticolo una borsa di coccodrillo. L’automobilista non la sente proprio, il ciclista invece la sente eccome, soprattutto chi c’ha la bici da corsa o ibrida e c’ha le ruotine massimo da 25; la Louis Vitton per il ciclista funge fondamentalmente da campanello d’allarme, prefigura sviluppi di grande ulteriore divertimento, perché è in tre tempi, come i concerti di Albinoni. Il primo, sopraesposto, è l’andante, cioè vai ancora tranquillo. Il secondo invece è un larghetto.

2. La Louis Vitton, secondo movimento, Larghetto. Asfalto, intemperie, e cialtroneria, TAC – The Appia Collection

Che si chiama così come è facilmente intuibile perché le maglie si allargano, assumendo una conformazione che ricorda le squame di un lebbroso, si producono le prime affascinanti faglie, fonti di avventura e divertimento per il ciclista; di conseguenza non è più andante, è per la precisione larghetto in campana.

Si passa infine, con subitanea rapidità, al terzo movimento che, l’avrai intuito anche tu ciclista bolso del nord che c’hai solo le tue ciclabili noiosamente sicure, esita in un glorioso Presto.

3. Louis Vitton, terzo movimento, Presto, Cialtroneria e Bitume, GAMMA – Giulio Agricola Museum of Modert Art

Nel senso che è un attimo che dalla placca si arriva alla buca, ma anche nel senso che devi fa’ presto a scansarla.

La prossima settimana amici, affronteremo due generi di buche che noi ciclisti romani amiamo molto, perché ce l’abbiamo praticamente solo noi… la Pinicola e la Mario Balotelli!


Continua: Il magico mondo delle buche di Roma II; Il magico mondo delle buche di Roma III.


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  • melo

    ci sono dei giorni – giorni di ” sole, turiste nude e voglia di non fare un cazzo” – che vi voglio bene a tutti

  • Alessio

    A volte devi fare lo slalom gigante, altre volte non ce la fai e la sera quando torni a casa ti fanno male le chiappe!